Della consapevolezza e del freddo

E’ la consapevolezza quella che fa davvero paura.

Non è per nulla facile perdonare un tradimento, nemmeno quando chi te lo chiede si mette in ginocchio e si spertica in lacrime e preghiere.

Ho capito che io non sono una persona incline al perdono, soprattutto se la persona ferita sono io. Per quello c’è Dio. Per lo meno per chi ci crede. Io non credo in nulla.

Attendevo una nuova me, pronosticavo un mio cambiamento, ed è avvenuto. In meglio o in peggio lo ignoro.

Ho cercato in tutti i modi di nascondermi da me e dai miei pensieri, la calura estiva e la novità mi hanno aiutata a stare fuori di casa, ma gli amici dell’estate si sa, con il freddo spariscono e tutti ritornano alle loro vite, tutto sommato è stata una bella estate di cui ricordo poco, complice la grappa.

Le due/tre persone che ho nel cuore da più tempo le riesco a vedere una volta ogni qualche settimana, ed allora è arrivato il momento della consapevolezza.

Non c’è come lo stare soli che lascia la porta aperta ai propri demoni.
Benvenuti demoni, anzi bentornati.
Alcuni di voi, tentatori, mi ricordano che se solo volessi potrei riprendermi la mia vita passata ma al caro prezzo dell’infelicità, della paranoia e della totale sfiducia. Gli altri più sadici, ma saggi, mi ricordano che l’infelicità è adesso, ma nella vita si può solo andare avanti, non si può tornare indietro, è sbagliato è malsano e controproducente. L’andare all’indietro lo lasciamo ai gamberi.

Sedermi qua davanti, senza stordirmi di musica o di film per non pensare un solo secondo a me oggi è stata una delle cose più difficili degli ultimi tempi. Promettermi di scrivere perché ne ho oggettivamente bisogno e poi ogni volta trovare una scusa con me stessa per non farlo.
Perché farlo è come mettersi davanti allo specchio ed ammettere che le cose non vanno bene, e che devo accettarlo meglio di quanto stia facendo adesso, ma solo mangiando merda si può trovare l’equilibrio e conoscere la vita per quello che è con le sue sfumature, niente va sempre bene, niente è per sempre e niente è tutto rosa e fiori. E’ la vita. Punto.

In giro non ne parlo di queste cose, non parlo di me e di quello che ho dentro. Con gli altri mantengo la linearità di una persona “normale”, nessun eccesso…liscia.
Forse sbaglio, forse no, ma a parte il fatto di non riuscire mai a fidarmi interamente di chi ho di fronte anche grazie alle ultime vicende, non ho intenzione di diventare la pesantona di turno con nessuno ed è per questo che il mio lato ironico non mi lascia, ed è quello che devo ringraziare per essere ancora qui oggi.

Non quasi il coraggio di leggere il mio ultimo post estivo, ricordo in modo nebbioso, che ero piena di adrenalina e di voglia di risorgere, ma venivo tenuta a galla dalla rabbia che provavo, anche se la nascondevo soprattutto a me stessa adesso posso ammetterlo mi nutrivo di rabbia. Adesso no, la voglia di risorgere è sempre più forte ma scaturisce da me in un modo diverso con più calma, con più grazia ma anche con più malinconia e disillusione negli occhi.
A questo giro sento tanto freddo dentro, mentre questa estate forse ero posseduta dal demone delle novità che mi diceva all’orecchio “O stai a galla e spacchi o ti lasci sprofondare ed anneghi”. A me non piace annegare.
Sembro quasi due persone diverse mille persone diverse, ma in fondo chi è sempre uguale a se stesso?!
L’unico modo per dirmi quello che provo è scrivere, e l’unico posto dove riesco a farlo è qui.

Una delle cose che ho capito è come non voglio più essere trattata, non accettare più la paura e la violenza psicologica, le persone passivo aggressive e la totale negligenza nei miei confronti. Una delle cose che invece mi ha fatta più arrabbiare è stato sentirmi dire che tutti gli errori nei miei confronti sono stati riconosciuti ecc ecc e che ora vuole farmi fare tutte le cose che non mi ha mai fatto fare prima nonostante le miei preghiere e riscattare tutte le promesse che mi ha fatto e non mantenuto per pigrizia e negligenza. Io mi chiedo, “Adesso?! Ma che davvero?!”.

Ho anche capito che nella vita ci vuole tempismo, che non basta uno scusa per mettere tutte le cose a posto, che le promesse vanno mantenute in tempi ragionevoli non con un ritardo di quasi dieci anni.

Ho capito molte cose, ma quelle che mi rimangono oscure sono ancora di più.
Ma ci sarà tempo e ci sarà modo per provare a comprendere almeno parte di questa mia vita che ultimamente non mi piace così tanto, ma del domani non so.

Del tempo e del risorgere

Quando dicono che il tempo migliora le cose, è proprio vero.
La saggezza popolare ci vede lungo.

Convinta che il ritorno in patria mi avrebbe distrutta mi sono dovuta ricredere. Fortunatamente.
Le prime settimane in effetti non sono state tra le più facili, la sensazione di sentirmi sola è arrivata, ma non il “sola” che mi aspettavo io.
Mi distruggeva di più pensare alla vita sociale che avevo lasciato, ai tipi di intrattenimento che può offrire una metropoli rispetto alla morta provincia meccanica.
Ma non mi distruggeva l’idea di essere sola staccata da una coppia.
Cuore non è più Cuore, e non è neanche più Veleno, ma nella mia testa si è trasformato semplicemente in Esso.
Ho capito che la cosa che non riuscivo ad accettare era un’altro abbandono, il fatto di non avere di nuovo avuto diritto di replica.
Quando ci siamo rivisti alla frase “Non mi manchi” non ho avuto alcuna reazione, non mi interessava, non ci sono rimasta male, mi ha roso solo un po il culo per l’orgoglio di non mancare, ma non ero dispiaciuta. La cosa mi ha fatto riflettere.
Se dopo otto anni non gli manco e lui non manca a me e la cosa non mi interessa…beh…allora vuol dire qualcosa.
Ho iniziato a rileggermi, a rileggermi proprio qui e mi è servito un sacco per capirmi.
Lo sapevo che questo blog alla fine per me avrebbe avuto anche una finalità di autoanalisi, mi serve capirmi per farmi capire dagli altri.
In me ho riletto paura, ho riletto disamore, perché poi ricordando le parole e le sensazioni nei momenti in cui le scrivevo mi sono accorta che quello che è successo forse avrei dovuto farlo succedere io prima. Dopo anni ed anni sono riuscita a sviluppare quel senso di “possessione” che c’è nelle coppie solo quando mi sono vista tradita, perché fino a due giorni prima non mi importava molto della cosa. Molto probabilmente, anzi quasi sicuramente ero cullata dall’inerzia, dalla sottomissione al fatto che “ormai sono qua e ci devo stare perché altrimenti se me ne vado devo lasciarmi tutto alla spalle”.
Lasciarmi tutto alle spalle ero proprio quello di cui avevo bisogno.
Ne avevo bisogno per me, perché da quando sono qui mi sento rinata, mi sento di dieci anni più giovane. Esco sempre, cerco lavoro, faccio tutto quello che voglio, mi godo i miei cari e qualche vecchia amicizia che era rimasta qui.
In questi giorni ho preso coraggio ed ho alzato la cornetta per chiamare i vecchi amici per avvertirli del mio ritorno ed iniziare ad organizzare bevute.
Ho trovato quella serenità che sentivo persa da tempo, le mie malattie psicosomatiche si stanno alleviando, non vivo più spalmata sul divano ma ho un sacco di energie e tanta voglia di fare, cosa che negli ultimi anni non sentivo più.
Per la prima volta mia madre mi ha detto “Ti vedo VIVA, non sei mai stata così e sono felicissima”.
Anch’io mi sento veramente viva perché per la prima volta vivo per me e basta.
Vivo da sola e mi piace. Non mi devo più annullare o plasmare sulla volontà di qualcuno più forte di me a cui devo qualcosa almeno per riconoscenza. Adesso vivo.
Finalmente ho dei progetti per me e basta, niente che coinvolga qualcun’altro .
Suona stronzo e molto egoistico come discorso, ed in effetti lo è, non posso di certo negarlo. Ma bisogna essere realisti nella vita serve anche tanto egoismo, soprattutto dopo che c’è stato tanto altruismo. A 23 anni me ne sono andata di casa ed all’epoca, mi rendo conto adesso, non mi ero ancora molto affermata come individuo singolo perché ho sempre teso ad andare incontro alla persona con cui vivevo, cercando sempre un’identità di coppia e non una individuale.
Adesso invece mi guardo allo specchio e vedo me e solamente me. Me con i miei progetti, e non più me con i progetti frutto di un compromesso perché siamo in due ed allora dobbiamo venirci incontro.
Era quello di cui avevo bisogno.
Adesso quando Esso mi scrive provo fastidio e provo anche panico perché so che devo farmi portare della roba rimasta a casa vecchia e soprattutto l’ansia è dovuta al fatto che sento di dovergli parlare per dirgli che per me questa fantomatica pausa è finita, io ho deciso, mi sono guardata dentro e non ho più visto quello che credevo di avere.
Io non voglio tornare indietro ma voglio solo andare avanti.>
Perché la vita va solo avanti, come potrei tornare da chi sento di non amare più, da chi non mi manca e per il quale non provo nessuna fiducia?! Non si può.
Prima o poi questo discorsetto dovrò farlo, devo trovare la voglia di vederlo…ma questa voglia è lontana anni luce da me, non vedo l’ora di farlo perché ho solo bisogno di sentirmi libera e slegata da tutto.
A volte le cose che fanno più male possono anche portare del bene con loro, basta solo riuscire a vederlo.

Ed ora con questa insperata ma ritrovata serenità sento di poter dire addio alla vecchia me per poter dire Ciao a quella nuova perché è iniziata una nuova fase della mia vita.
Una Nausea diversa, in posto diverso con gente diversa e quindi la vita non potrà che essere così..nuova.

Dei perché e dei come mai

Quando la vita prende a badilate capisci che è arrivato il momento della cazzoneria. (
Perché la soddisfazione di farmi segare le gambe oggi non ho proprio voglia di dargliela.
Indi per cui mi sono ritrovata a farmi delle domande esistenziali importantissime a cui non riesco a dare una risposta. Visto che temo che codesti quesiti abbiano tarlato la mente dei più saggi ed avveduti tra di voi, cerco disperatamente aiuto per poter trovare la pace nella conoscenza.

– il gelato gusto puffo che gusto ha?
– perchè non si vedono mai piccioni cuccioli?
– perchè se ripeti tante volte una parola perde di significato?
– perchè Tarzan non aveva la barba?
– ci si possono far dare gli arresti domiciliari in un camper?
– perchè Pippo parla e cammina eretto e Pluto no?
– perchè per le iniezioni letali si usano aghi sterili?
– i pesci avrannno sete?
– perchè i piloti kamikaze usano il casco?
– perchè la zampa di coniglio porta fortuna?
– perchè Noè ha imbarcato anche una coppia di zanzare?
– perchè nei fast food c’è gente che ordina la Coca Cola Light?
– perchè nei fast food c’è chi ordina l’insalata?
– i Puffi quando stanno soffocando diventano rosa?
– le pecore si restringono sotto la pioggia?

Delle bombe e delle sorprese

Dopo anni ho capito il senso per me di questo blog, mi sono dovuta rileggere per capire quello che ho avuto dentro per riuscire a capire meglio questo momento. Ed è servito.
Forse dovrei cambiare il titolo della pagina in “Memento Nausea”. Magari un giorno lo farò veramente.

E’ difficile ora trovarmi qui davanti ad una pagina bianca con un’uragano di pensieri in testa ed un vuoto dentro nel quale vedo solo nebbia.
Ma è giunta l’ora di essere egoista io, e pensare a me e non agli altri, quindi fanculo agli spazi bianchi.

Quando le bombe di merda esplodono a volte lo fanno senza nessun preavviso, un giorno è tutto ok, il giorno dopo Boom!
Perché Cuore è stato capace di diventare Veleno, ma forse potrebbe diventare anche Antidoto. Ma in questo momento non so nemmeno io se è quello che voglio.

Ma almeno qui non ha senso essere criptica, questo è il mio angolo segreto…qui posso fare, qui posso dire.
Avvertenze: questo post rischia di essere il più caotico e senza senso di sempre, perché ho deciso di scrivere di getto senza pensarci troppo…inevitabilmente il caos che ho dentro si rifletterà sulle mie parole e la loro non linearità, perciò tu che leggi sei avvertito, sei ancora in tempo a fermarti.

Bel Maggio di merda.
Alla mia domanda “Sei strano..ho per caso ho fatto qualcosa?” mi sono sentita dire “No, tu non hai fatto niente”.
Fosse finita qui tutto ok. Il problema è tutto quello che è seguito, che mi ha portato svenimenti ed attacchi di panico. Ma a quasi un mese sono diventata ghiaccio, quasi anaffettiva. Troppo razionale e quasi per nella emotiva.Quando il dolore è troppo io reagisco così. Secondo il mio terapista non mi fa bene.
Ad ogni modo al precitato “No”, è seguita una serie di lacrime di coccodrillo per dirmi che dopo quasi dieci anni in Cuore vacillava la sicurezza dei suoi sentimenti, ripensamenti insistenti sulle sue scelte di vita che non aveva mai avuto il coraggio di dirmi, perché è sempre stato più facile nascondere la testa sotto la sabbia e lasciare che i problemi passino senza doverli affrontare, che in questo stato di sua confusione e crisi interiore, probabilmente riconducibile al compimento del quarantesimo anno di età, ha deciso di volersi prendere del tempo per restare solo a pensare alla sua vita, e fin qui tutto ok..se non fosse che sia io a dovermene andare (ma su questo punto tornerò dopo) ed ultimo ma non ultimo il fatto che io l’abbia sgamato a fare il mollaccione con un’altra perché sentirsi corteggiato gli ha fatto provare il “frizzantino” e nonostante io mi sia accorta di questo in tempo e sia riuscita a fermarlo ed a farlo “ragionare” prima che mi facesse davvero qualcosa di brutto ed imperdonabile non è servito ad evitare un rendez-vous che mi ha spezzato il cuore. Anche se poi non è successo niente..ci ha messo quasi un mese a capire l’enorme cazzata che ha fatto quel giorno uscendo di casa senza guardarsi alla specchio e chiedersi se era la cosa giusta da farmi.
Dopo avermi vista a pezzi ha interrotto tutti i contatti ed ha finalmente capito che per tradire la fiducia di una persona ci vuole veramente un secondo e riaverla indietro è molto duro. Parrebbe che abbia finalmente compreso che “tradire” non significa solo ed esclusivamente tradire un corpo, ma ha accezioni più ampie, si può tradire una mente, ed è di gran lunga peggio. Per tempo non ha capito la gravità del gesto perché il “non ci ho mica fatto niente e non avevo mica intenzione di fare niente” pensava lo scagionasse da ogni colpa. Perché non ha capito che le bugie, i messaggi di nascosto e le uscite in segreto potevano essere un problema più grande per me.
In lacrime mi ha detto di aver capito, di sentirsi una merda per questo. Ma io mi chiedo, dovevo davvero avere l’aspetto e l’animo di una persona uscita dal tritacarne per fargli aprire gli occhi su quanto le bugie possano fare male?! Evidentemente sì.
Durante questa scoperta io lei l’ho incontrata, mi stavo intrattenendo con il suo fidanzato che lei gelosa si è avvicinata per inserirsi nel discorso..ed io saggia o scema ho fatto finta di niente e provavo schifo nel vederla parlarmi tutta da amica con il coraggio di guardarmi anche negli occhi. Probabilmente avrà avuto paura che io rivelassi al suo ragazzo informazioni in mio possesso. Giuro che se avessi potuto l’avrei appesa ad un palo a testa in giù. Ma sono stata zitta perché quando le persone fanno veramente schifo non si meritano considerazione.

Ma ora torniamo a me, dopo serate e nottate di lunghi discorsi nei quali ho tirato il cuore fuori dal petto e l’ho vivisezionato per fargli vedere cosa c’è/c’era dentro non mi posso rinfacciare nulla. Ho detto tutto quello che avevo da dire.
A “tavolino” è stato riconosciuto che sono solo finita nella valanga di un’altra persona, che non ho colpe, che sono solamente la vittima del casino mentale di qualcun altro. Ma ciò non è rincuorante del tutto. A volte avere una colpa può essere qualcosa a cui aggrapparsi, una sorta di “ok, me la sono cercata”. Ed invece no.
La cosa che mi tiene su è un po di sana rabbia, perché il casino in testa è di un altro e le conseguenze più grosse devo pagarle io.
Si è parlato di pausa, di un momento propositivo in cui mettere chiarezza per poi, se fosse il caso, iniziare nuovamente senza ricommettere gli stessi errori. E fin qui ci posso stare, ma lui non vuole lasciare la casa ma devo farlo io.
Il problema è che io non essendo autoctona non mi posso spostare qualche quartiere più in la, ma per tornare a “casa” devo cambiare regione per un tempo indeterminato finché il signorino non si sentirà meglio. Per effettuare questo cambiamento ed assecondare questa decisione a senso unico senza possibilità di replica mi sono dovuta licenziare dall’unico lavoro che io abbia mai trovato qui, poco remunerativo ma che però mi soddisfaceva ed in corso d’opera ci sono gli strazianti saluti agli amici/famiglia che mi sono creata qui.
Se il mio non è un atto di amore e di estrema fiducia che le cose si possano aggiustare, non so proprio cos’altro possa esserlo.

Parlando del mio ritorno in patria, non sarà cosa facile..dopo essermi abituata alla metropoli tornare nel nulla della periferica provincia di un’altra regione non mi sembra un salto di qualità. Senza soldi, senza lavoro, senza macchina e totalmente dipendente dai mie. Umiliazione livello PRO.
Di buono c’è che i miei hanno deciso di mettermi a disposizione un appartamento di loro proprietà per potermi dare privacy ma quello che è seguito mi ha un po fatto male. ” Ti vogliamo bene, per te ci siamo ma non puoi più tornare perché sei troppo grande e troppo abituata a stare sola, ed inoltre qui non c’è più spazio per te e psicologicamente tornare a convivere sarebbe impossibile litigheremmo e basta”.
Manca la banda ed il comitato di bentornata è al completo.

Non nascondo che in questo momento il connubio di ” ti voglio bene, non hai colpe ma devo pensare io, quindi te ne vai tu” ed il “ti vogliamo bene, vogliamo la tua serenità però a casa non ci puoi tornare” in questo periodo mi faccia un po sentire sola ed abbandonata. Ma forse sono io che esagero.
Fortunatamente ho trovato molto calore e supporto in quei pochi amici fidati a cui ho deciso di aprire la mia anima in cerca di amichevole conforto.

“Gli amici si vedono nel momento del bisogno”…che frase fatta verissima!!
In quattro settimane ho fatto più scremature che in trentanni.

E presto arriverà il primo Giugno, ed io leverà le tende dalla città che ho scelto e dalla vita che ho scelto. Ed ho capito che adesso sono io che devo capire se rivoglio tutto questo oppure no. Perché non sto escludendo l’evenienza che poi sia io a non voler tornare indietro. Ne avrò da pensare. Ma finalmente avrò il tempo per me stessa per guardarmi dentro e capire che non voglio più piegare il capo davanti agli scazzi degli altri.

Perché in un mese me ne sono successe troppe e non riesco più nemmeno a piagnucolare ma mi sento tipo Xena, dritta, dura e fredda…quasi serena o forse troppo incazzata per lasciarmi trasportare da facili malinconie.

Un giorno forse rileggerò quello che ho scritto e mi premurerò di correggere i refusi, ma adesso no, oggi vado di getto.

Dello stop

Quando la vita ti esplode in faccia, quando fai una doccia di acqua fredda, quando tutto quello su cui hai sempre puntato ti si sbriciola tra le mani, quando l’egoismo altrui ti fa pagare il prezzo più caro..beh allora non ha più senso cercare di tutelare Cuore che è diventato Veleno.
Fino ad oggi ho mantenuto riservatezza, ma oggi ho una pagina Facebook.

Da giugno sarò per un po senza l’internet, spero presto di riuscire a far uscire dalle mie dita un po di quello che ho nel petto, che a tenere tenere tenere dentro tutto…qui sto marcendo e non non ho di certo voglia di puzzare.

Le grandi rivelazioni del nulla #2

In questi ultimi giorni ho avuto la conferma di un tot di piccole cose, ma “grandi” rivelazioni almeno per la sottoscritta.
Proseguirò per punti caotici.

  • Chi possiede un mezzo proprio (auto/scooter/monopattino ecc ecc) non importa quanto millanti di essere una persona super sportiva, da cinque volte alla settimana in palestra..quando tu gli chiederai di fare più di 100 metri a piedi, strabuzzerà gli occhi e ti dirà: “Ma è lontano saranno 3 km!”.
    True life: La mia amica poco che io le proponessi l’eretica passeggiata si vantò di riuscire a fare 15 km di corsa.
  • Chi fa tanto il/la progressista e parla parla parla poi alla fine cade sui fondamentali del progresso.
    True life: Ho accompagnato un’amica a comprare un regalo ad una sua amica, ma a detta sua la scelta era molto complicata perché la sua amica è lesbica.
    La mia risposta è stata: “Eh beh?!Che c’entra?! E’ una persona mica è un aliena con sei braccia..” risposta che ovviamente è stata bypassata. In ogni negozio si premurava di far sapere alle commesse che il regalo era per una lesbica, che si veste un po come lei ma comunque lei è etero. Storie di palle che mi sono cresciute e cadute in un pomeriggio.
  • Questa cosa si ricollega al punto precedente.
    Ho il cellulare razzista, scrive “gay” ma si rifiuta di scrivere “lesbica” e lo corregge con “lessicale”.
    Ho scoperto ciò mentre prendevo appunti sul mio cellulare per ricordarmi di questa grande rivelazione.
  • In questa città di mugugnoni e facce grigie non sono ancora riuscita a trovare abbastanza baristi e tabaccai che sorridano, quel tanto da poter dire che sorridere per le due categorie sia una cosa normale. Così quando trovo qualcuno che accenna una increspatura di labbra all’insù io mi spavento.
  • Scrivere in piedi sull’autobus, stando malamente appoggiata tra un palo ed un reggimano che stanno puntati nei reni/culo (altro che quel capolavoro di “Showgirl”) non è una buona idea.
  • Alla mattina sull’autobus non ho più voglia di fare gli scherzi alle vecchiette fingendo di occupare il sedile che loro avevano puntato, mediante uno scatto felino con inchiodata all’ultimo, per vedere il panico e l’indignazione nei loro occhi.
    E’ ufficiale, sto invecchiando.
  • Sui mezzi pubblici sedersi vicino ad adolescenti sudati si rivela sempre una pessima idea. Non riesco più a trattenere il fiato come un tempo. Dovrei fumare di meno.
  • Non riesco ad arrivare in ritardo nemmeno quando ci provo. La mia vita è fatta di silenzi e lunghe attese.

 

Ed anche questa settimana è finita, ma non si finisce mai di farsi illuminare dalla luce nera delle grandi rivelazioni.

Del crack

Stavo per chiamare mia madre, per la prima volta mostrandomi senza la maschera del “tutto ok”.
Stavo per farlo, ma non l’ho fatto, forse lo farò. Non credo, probabilmente domani mattina avrò cambiato idea.
Stavo per chiamare mia madre perché ho iniziato a sentire uno scricchiolio dentro. Quel rumore che temo e che rifuggo…il crack.
Io non posso permettermi di fare crack e di cadere, perché se cado io mi porto dietro tutto quello che mi circonda, e poi chi lo ritira su?
Se sento che Cuore sta per fare crack io devo tenerlo su e scongiurare il peggio.
Io dico “non devi pensare più a nulla, penso a tutto io, faccio tutto io”.
Ma poi ce la faccio davvero a pensare e fare tutto?

Dopo quasi otto ore passate da sola in una lavanderia a gettoni, ed altrettante lavatrici a casa, tornare e trovare una dimora sottosopra dopo una disinfestazione, mi ha fatto cedere. Davanti a tutta quella roba da stendere e lo spazio finito e mobili da spostare ho pianto e ho detto a Cuore che non ce l’avrei fatta a fare tutto da sola.
E poi Cuore con la stanchezza nell’anima e lo stress generale di questa giornata, per una sciocchezza (il mio pc non voleva accendersi, ma poi l’ha fatto) ha quasi fatto crack e per trattenersi è scomparso dai radar. E io mi sento in colpa, come al solito, perché per quanto si tenti di tenere in equilibrio la gioia di chi si ama non sempre si può tutto.

Per fare crack, ci vuole tempismo, e io non ce l’ho.
Ma io non posso fare crack, non voglio. Perché superbamente mi ritengo la roccia di questa casa, perché stupidamente ho sempre avuto timore di dire “aiuto, qui ci affogo”.
Perché sfortunatamente troppe volte al mio “aiuto” non ho ricevuto un abbraccio ma un “che ansia allontanati”.
Perché è più facile abbracciare gli altri che essere abbracciati.
Perché non voglio disturbare.
Perché non voglio essere un peso per nessuno, ma ho sempre preferito sostenere.
Perché ho scelto sempre la strada più semplice, quella del “tacere”, per il “parlare” salto sempre l’uscita.
Perché in fondo me le cerco, se abituo la gente in un modo poi non posso di certo lamentarmi.

Stavo per chiamare mia madre, perché so che da lei riceverei più amore di quanto riesca a sopportarne. Ma non l’ho fatto perché non sopporterei di sentirla in pena per me. Io sono quella del “tutto ok, non ti preoccupare che sono ragazzate”.

Ho pensato alle amiche, ma per un secondo poi ho cancellato tutto, perché io sono quella de “i panni sporchi vanno lavati in casa”. I cazzi miei, quelli più profondi tra un po non li racconto nemmeno a me stessa.
Ho pensato a quello che dovrò fare domani, stamparmi il sorriso della tranquillità per cercare di trovarne un piccolo riflesso in Cuore, far tornare la casa come se non fosse mai successo niente, preparare un buon pranzetto, continuare a cercare i lati positivi in tutto (quello che evidentemente stasera mi è un po difficile fare, ma la stanchezza e lo stress sono due brutte bestie), ma soprattutto cercare di rimuovere tutto dalla mia testa.

Ma prima di attuare il piano diabolico ho deciso di pensare a me.
Ho sentito il bisogno di non tenermi tutto dentro come al solito e cercare di rimuovere il più in fretta possibile, da quando lo faccio non riesco più a scrivere.
Ho deciso di sfruttare questo spazio che mi sono creata per buttarci il bello ed il brutto di me.
Ho sentito la necessità di sfogarmi, come non faccio mai in carne ed ossa.
Perché è un po come se parlassi alla me stessa del futuro dicendole “Memento”, ma soprattutto qui parlo con chi decide di ascoltarmi e non con chi è costretto a farlo per convenzione sociale.
Perché la maggior parte delle volte, basta parlare per ridimensionare le cose e bloccare gli allagamenti.
Perché per la rimozione c’è tempo domani.
Perché come direbbe la buona Rossella, domani è un altro giorno.

Perché ho paura e finalmente sono riuscita a dirlo e da domani posso tornare quella di sempre.